Una caratteristica peculiare dell’olivo è la “proteroginia”, ovvero il fenomeno per cui lo stigma, l’organo femminile del fiore, diventa recettivo prima che le antere rilascino il polline, il gamete maschile. Questo avviene mediamente dopo uno o due giorni. Grazie a questa particolarità, anche le varietà autofertili possono trarre vantaggio dalla presenza di impollinatori, migliorando le possibilità di fecondazione. Il polline dell’olivo, caratterizzato da una forma ellittica e un’elevata resistenza alla disidratazione, si diffonde con maggiore efficacia in condizioni climatiche calde e secche. Grazie al vento, il polline può essere trasportato anche per chilometri. La mancanza di correnti, la pioggia o temperature sfavorevoli durante questo periodo possono ostacolare l’allegagione, ovvero la trasformazione del fiore in drupa. In ambienti umidi, il polline tende ad agglutinarsi e a cadere al suolo, compromettendo ulteriormente il processo. Sebbene la conservabilità del polline varia tra le diverse cultivar, le conoscenze su questo aspetto sono ancora piuttosto limitate.
La fecondazione dell’olivo avviene solo se il polline che raggiunge lo stigma e viene riconosciuto come compatibile. Il riconoscimento di compatibilità tra il polline e lo stigma nell’olivo è regolato da proteine e molecole biochimiche specifiche che lavorano insieme per garantire la germinazione solo del polline compatibile. Queste molecole, prodotte sia dal polline che dallo stigma, agiscono come ‘chiavi’ e ‘serrature’ molecolari. Se il polline e lo stigma condividono lo stesso codice genetico, il polline viene riconosciuto come incompatibile e la germinazione è bloccata, favorendo così la diversità genetica. Quando il polline è compatibile, germina formando il tubo pollinico, che attraversa lo stilo per trasportare le cellule spermatiche agli ovuli, dove avviene la fecondazione. Talvolta, anche in assenza di fecondazione, l’impollinazione può stimolare la formazione di pseudodrupe (olive passerine), prive di seme e con limitata produzione di olio, ma spesso soggette a cascola. Un ulteriore livello di complessità è dato dall’auto-incompatibilità gametofitica (GSI – Gametophytic Self-Incompatibility), un meccanismo biologico che impedisce l’autofecondazione. Questo sistema, controllato da geni specifici presenti nel polline e nello stigma, riconosce la somiglianza genetica e blocca la crescita del polline.
Questa strategia è cruciale negli oliveti monovarietali, dove la coltivazione di una sola varietà può portare a rese produttive scarse in assenza di un’impollinazione efficace.
La pianificazione agronomica deve tenere conto non solo della compatibilità genetica tra le varietà, ma anche della sincronizzazione della fioritura: affinché l’impollinazione abbia successo, è fondamentale che le varietà coinvolte fioriscano nello stesso periodo o con una sufficiente sovrapposizione temporale.
Se una varietà fiorisce troppo presto o troppo tardi rispetto all’altra, la fecondazione incrociata può risultare inefficace.Altro fattore critico è rappresentato dai cambiamenti climatici, che stanno alterando i calendari fenologici. L’anticipo o il ritardo della fioritura, causati da inverni miti o primavere instabili, può compromettere la sincronia tra varietà impollinatrici, come pure, temperature elevate durante la fioritura possono ridurre la vitalità del polline, alterarne la qualità o limitarne la produzione, diminuendo così le probabilità di fecondazione. Anche eventi come piogge prolungate o vento insufficiente possono impedire al polline di raggiungere efficacemente gli stigmi. Conclusa con esito positivo l’impollinazione, ha luogo il passaggio da fiore a frutto, ovvero l’allegagione. Solo una percentuale ridotta di fiori fecondati si trasforma in olive: da 1 a 10%, con una media tra il 2 e il 4%. Dopo la fioritura, cadono i fiori non fecondati o non vitali, seguiti da una cascola naturale delle olive più deboli. È solo dopo circa due settimane che si può stabilire con certezza quali frutti siano allegati. '




































