Il passaggio dal fiore all'oliva è complesso e molto delicato ed è proprio per questo che ci possono essere tanti fattori alla base delle 'poche olive' che quest'anno 2026 sono sui nostri alberi.

Per capire meglio perchè può succedere una annata del genere, vi riproduciamo qui parti di un interessante articolo di
.'..L’olivo - qui da noi nel mese di aprile (nota mia) - produce una grande quantità di fiori di colore bianco crema, e l’impollinazione avviene prevalentemente per via anemofila, ovvero grazie al vento che trasporta il polline. Per ottenere una fruttificazione ottimale, l’olivo necessita di un incontro tra individui geneticamente diversi, una caratteristica conosciuta come “allogamia”.
Una caratteristica peculiare dell’olivo è la “proteroginia”, ovvero il fenomeno per cui lo stigma, l’organo femminile del fiore, diventa recettivo prima che le antere rilascino il polline, il gamete maschile. Questo avviene mediamente dopo uno o due giorni. Grazie a questa particolarità, anche le varietà autofertili possono trarre vantaggio dalla presenza di impollinatori, migliorando le possibilità di fecondazione. 
Il polline dell’olivo, caratterizzato da una forma ellittica e un’elevata resistenza alla disidratazione, si diffonde con maggiore efficacia in condizioni climatiche calde e secche. Grazie al vento, il polline può essere trasportato anche per chilometri. La mancanza di correnti, la pioggia o temperature sfavorevoli durante questo periodo possono ostacolare l’allegagione, ovvero la trasformazione del fiore in drupa. In ambienti umidi, il polline tende ad agglutinarsi e a cadere al suolo, compromettendo ulteriormente il processo. Sebbene la conservabilità del polline varia tra le diverse cultivar, le conoscenze su questo aspetto sono ancora piuttosto limitate. 

La fecondazione dell’olivo avviene solo se il polline che raggiunge lo stigma e viene riconosciuto come compatibile. Il riconoscimento di compatibilità tra il polline e lo stigma nell’olivo è regolato da proteine e molecole biochimiche specifiche che lavorano insieme per garantire la germinazione solo del polline compatibile. Queste molecole, prodotte sia dal polline che dallo stigma, agiscono come ‘chiavi’ e ‘serrature’ molecolari. Se il polline e lo stigma condividono lo stesso codice genetico, il polline viene riconosciuto come incompatibile e la germinazione è bloccata, favorendo così la diversità genetica. Quando il polline è compatibile, germina formando il tubo pollinico, che attraversa lo stilo per trasportare le cellule spermatiche agli ovuli, dove avviene la fecondazione. Talvolta, anche in assenza di fecondazione, l’impollinazione può stimolare la formazione di pseudodrupe (olive passerine), prive di seme e con limitata produzione di olio, ma spesso soggette a cascola. Un ulteriore livello di complessità è dato dall’auto-incompatibilità gametofitica (GSI – Gametophytic Self-Incompatibility), un meccanismo biologico che impedisce l’autofecondazione. Questo sistema, controllato da geni specifici presenti nel polline e nello stigma, riconosce la somiglianza genetica e blocca la crescita del polline.
Ogni varietà appartiene a un gruppo genetico di compatibilità: varietà dello stesso gruppo tendono a non fecondarsi efficacemente tra loro, mentre varietà appartenenti a gruppi differenti possono impollinarsi con successo. Questo aspetto ha importanti implicazioni pratiche. 
Questa strategia è cruciale negli oliveti monovarietali, dove la coltivazione di una sola varietà può portare a rese produttive scarse in assenza di un’impollinazione efficace.
La pianificazione agronomica deve tenere conto non solo della compatibilità genetica tra le varietà, ma anche della sincronizzazione della fioritura: affinché l’impollinazione abbia successo, è fondamentale che le varietà coinvolte fioriscano nello stesso periodo o con una sufficiente sovrapposizione temporale.
Se una varietà fiorisce troppo presto o troppo tardi rispetto all’altra, la fecondazione incrociata può risultare inefficace.
Altro fattore critico è rappresentato dai cambiamenti climatici, che stanno alterando i calendari fenologici. L’anticipo o il ritardo della fioritura, causati da inverni miti o primavere instabili, può compromettere la sincronia tra varietà impollinatrici, come pure, temperature elevate durante la fioritura possono ridurre la vitalità del polline, alterarne la qualità o limitarne la produzione, diminuendo così le probabilità di fecondazione. Anche eventi come piogge prolungate o vento insufficiente possono impedire al polline di raggiungere efficacemente gli stigmi. Conclusa con esito positivo l’impollinazione, ha luogo il passaggio da fiore a frutto, ovvero l’allegagione. Solo una percentuale ridotta di fiori fecondati si trasforma in olive: da 1 a 10%, con una media tra il 2 e il 4%. Dopo la fioritura, cadono i fiori non fecondati o non vitali, seguiti da una cascola naturale delle olive più deboli. È solo dopo circa due settimane che si può stabilire con certezza quali frutti siano allegati. '
Come potete capire il processo è estremamente complesso e i fattori che possono causare una scarsità o mancanza di olive sono molteplici. Tradizionalmente qui da noi si coltivano 4 diverse cultivar: la Biancolilla, la Cerasuola, la Nocellara del Belice e la Giaraffa. Seguendo il ragionamento di cui sopra questa diversificazione delle cultivar non soltanto è utile ai fini di un olio gustoso ma serve per aumentare la possibilità di impollinazione e fecondazione: il processo per completarsi ha bisogno non soltanto del vento ma della presenza di diverse varietà. Soltanto la Biancolilla è - almeno parzialmente -  autocompatibile. Gli alberi meno vuoti quest'anno sono quelli della Biancolilla. Sarà un caso? 
E' molto difficile saperlo ed è davvero straordinario quello che riesce a fare la natura! Ceretamente bisognerebbe rispettare di più questo straordinario equilibrio basato sulla diversità.
Cosa fanno invece gli uomini? 
Gli uliveti superintensivi sono l'ultima trovata e si stanno moltiplicando, non soltanto in Spagna ma anche qui da noi. A parte l'impatto ambientale, l'elevatissimo bisogno di acqua e la breve durata di vita, è proprio la questione della fecondazione che ci ha impressionata. Si tratta di uliveti in monocultura, tralasciando quindi tutti i vantaggi della biodiversità, di conseguenza il naturale sistema di impollinazione funziona poco. Cosa si fa? Si pratica l'impollinazione artificiale o assistita, il polline da cultivar compatibile viene prelevato, conservato e poi distribuito tramite soffiatori o droni per aumentare la scarsa allegagione naturale!
Evviva! In conclusione siamo contenti che quest'anno i nostri ulivi si riposano! 



 Sono pronte le olive del 2026?

Questa è la domanda che ci facciamo ogni anno, verso la fine di settembre e in attesa dell'apertura dei frantoi. E quest'anno? Le olive sui nostri 700 alberi sono davvero poche, dovunque qui intorno ci sono poche olive, non soltanto da noi. Non sappiamo con precisione il perchè, un vento nel momento sbagliato, assenza di vento, la siccità, l'eccessivo caldo...Non abbiamo mai visto una cosa simile. Qui trovate qualcosa di più dettagliato sulle cose che possono essere successe https://oliociaccio.blogspot.com/2026/10/parliamo-di-impollinazione-in-tempi-di.html
Riuscite a vederle? 
Si, è proprio questa la situazione: ogni albero ne ha qualche oliva, bella, belle, qui e lì oppure a gruppetti su un ramo. La raccolta sarà molto laboriosa...molti non raccoglieranno perchè "non conviene". Sarà difficile portare ogni sera al frantoio la quantità minima per richiedere una molitura...vedremo!
Vi risparmio le conseguenze per l'economia del territorio, potete immaginare... Noi cercheremo di produrre più olio CIACCIO possibile per voi e se non bastano le nostre olive - che è certo - vedremo di trovarne dai nostri amici contadini. Poi, alla fine di tutto questo, a novembre, vi contattiamo per offrirvi il prodotto della fatica! 
Qui vedete l'acquarello per i nostri box, sempre la mano di Manfred Kirschner. Un grande GRAZIEEEEE a MANI!
Restate in attesa, ci faremo sentire e BUONA RACCOLTA!


Per noi, per gli animali, per le piante...l'innegabile cambiamento climatico si è fatto sentire in modo pesante. Il termometro non scendeva mai, alle ore 23.00 stava a 33 gradi e la mattina alle 9.00 già a 35 e questo per molte, molte settimane. Ma lo sapete, non è stato soltanto qui. Per fortuna l'inverno precedente era piovuto, gli invasi erano pieni e quindi abbiamo potuto irrigare per sostenere almeno un po' gli alberi.
Ma la cosa più terribile sono i fuochi. La nostra casa è un punto di osservazione straordinaria e infatti abbiamo chiamato i vigili del fuoco innumerevoli volte per segnalare gli incendi. Nessun fuoco nasce da solo. Ci vuole qualcuno che fa partire il fuoco, poi, se fa molto caldo e c'è forte vento è chiaro che il disastro si estende velocemente. Tutti dobbiamo essere vigili e segnalare tutte le cose e persone che riusciamo a vedere.....


Fenice Verde nasce nel 2023 con la missione di rafforzare le comunità locali e collaborare con le Istituzioni pubbliche siciliane per la prevenzione degli incendi boschivi e il recupero del patrimonio naturale. Nel 2025 ha nesso in piedi un Osservatorio sugli Incendi . L’osservatorio sugli incendi è una piattaforma interattiva che supporta le pubbliche amministrazioni e le associazioni attive sul territorio nel monitoraggio continuo e la prevenzione degli incendi boschivi dolosi. Grazie all'osservatorio i cittadini potranno segnalare incendi o potenziali inneschi e inoltrare ai propri comuni di appartenenza le osservazioni sul catasto delle aree percorse da fuoco. 
Chi di voi ha sentito parlare del “catasto dei soprassuoli percorsi da fuoco”? Si tratta di uno strumento normativo previsto dalla Legge n. 353 del 2000 che, tramite l’istituzione di vincoli pluriennali, permetterebbe il recupero naturale delle aree bruciate ed impedirebbe ogni tentativo speculativo (caccia, pascolo, edificabilità con nuove concessioni, cambio di destinazione d’uso, etc.). Ciascun comune dovrebbe, secondo un decreto legge del 2021 rilevare le aree percorse dal fuoco entro 60 giorni dall'estinzione dell'incendio, passare i dati alla Regione Siciliana che dovrebbe rendere disponibili tutti gli aggiornamenti entro l’1° aprile di ogni anno su supporto cartografico digitale. Questo meccanismo, rendendo pubblici e accessibili i divieti presenti sulle aree incendiate, fornisce alla cittadinanza attiva uno strumento concreto per segnalare le violazioni dei vincoli e bloccare l’economia nera che lucra sugli incendi.
Quello che è rimasto dell'estate bollente è la nostra uva - Alicante Bouschet - che a all'inizio di settembre abbiamo raccolta (faceva comunque 34 gradi) e trasformato in vino, il nostro vino, che ora si sta riposando nella botte di acciaio. E poi sono rimasti i piacevoli ricordi di tanti amici che sono venuti a trovarci. Insieme a loro abbiamo goduto di questo territorio ricchissimo di tanta produzione culturale e coltura. GRAZIE DELLA VISITA




 

Gibellina ,  comune di 3.000 abitanti in Provincia di Trapani, nella Valle del Belìce, sorto dopo il terremoto del 1968, è Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026

Gibellina è una città che si è ricostruita insieme agli artisti, affidando all’arte un ruolo attivo nel processo civico: non un esercizio estetico o un gesto simbolico, ma una pratica concreta di relazione, responsabilità e presenza. Il progetto nasce da questa eredità e la rilancia nel presente, concependo l’arte contemporanea non soltanto come arte del nostro tempo, ma come arte della presenza, capace di attivare dialogo, prossimità e partecipazione. Le mostre, le residenze e i progetti che attraverseranno il 2026 sono pensati come dispositivi vivi, in grado di mettere in relazione artisti, comunità e luoghi, restituendo centralità allo spazio pubblico e alla dimensione collettiva dell’esperienza culturale. In questo percorso, il Mediterraneo assume il valore di metafora e di orizzonte politico: spazio di scambio, di conflitto e di creazione, ma anche luogo in cui ripensare le forme della convivenza e della cura. Allo stesso modo, la territorialità non è intesa come chiusura, ma come espressione di una policentricità culturale che rifiuta ogni logica di accentramento e riconosce in ogni luogo una possibile centralità di relazioni. Portami il futuro è, infine, una richiesta e un impegno condiviso: prendersi cura del tempo che ci ha preceduti e di quello che verrà, riconoscendo nella bellezza non un valore astratto o decorativo, ma un compito sociale e politico. Un compito che chiama artisti, istituzioni e cittadini a una responsabilità comune, affinché Gibellina continui a essere un luogo in cui il futuro non viene proclamato, ma costruito e praticato insieme, giorno dopo giorno. Andrea Cusumano Direttore Artistico Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026


Ballerino e coreografo nato a Firenze nel 1958, Virgilio Sieni è fondatore e direttore del Centro nazionale di produzione per la danza a Firenze... 

«C’è una profonda gioia nel teatro di Virgilio Sieni; e anche una profonda fiducia nella “gente comune” e nella sua vita reale. A chi pensa che il “genocidio culturale” si sia ormai compiuto, che non è possibile più alcuno spazio per la grazia (neanche fra i dominati, ormai così simili ai dominatori), che una scissione ormai incolmabile si è realizzata tra il mondo di ieri e il mondo di oggi, che il trionfo della tecnica è inappellabile e assoluto, che l’umano è stato infinite volte calpestato e cancellato, che la danza non è più luogo di liberazione dal momento che è stata codificata e programmata al fine della competizione televisiva, e quindi al fine della competizione mondana tout court… bene, a chi pensa tutto questo, Sieni sembra rispondere che basta grattare un po’ la superficie. Basta aver pazienza: basta saper creare le condizioni di un incontro, le basi di quella rammemorazione, uno spazio temporaneamente libero (forse proprio all’interno degli stessi templi della modernità) in cui si provi a scindere l’umano da ciò che non è più umano. In genere chi accetta di mettersi in gioco nei suoi spettacoli sono i bambini, gli anziani, i nuovi arrivati, chi non occupa il Centro della società… Forse questa volta non salveranno il mondo, eppure sono ancora in grado di comunicarci cosa sia lo stupore. Detto in altre parole: lo sconvolgimento di nuove, umane visitazioni.»

Alessandro Leogrande

Nel mese di Aprile ho scoperto questo invito: 

CERIMONIA

un progetto di Virgilio Sieni

DALL’11 AL 30 MAGGIO 2026
Gibellina | Salemi | Santa Ninfa | Salaparuta

La Valle del Belìce si trasforma in un’installazione vivente.

IL PROGETTO

Cerimonia non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza comunitaria. Sotto la guida del coreografo Virgilio Sieni, cittadine e cittadini trasformeranno gesti quotidiani e memorie dei luoghi in un’opera d’arte vivente. Un’alleanza poetica per restituire lo spazio pubblico alla collettività.

Aperto a tutti: senza limiti di età, abilità o provenienza. Non è richiesta alcuna preparazione specifica in ambito coreutico o nella danza: basta avere il desiderio di esserci e di condividere un cammino di riscatto e bellezza.

E cosi abbiamo deciso di partecipare ai laboratori, percorsi pratici per costruire insieme i gesti della performance. Il ciclo prevedeva 6 incontri complessivi distribuiti nei comuni coinvolti e poi le prove generali e poi l'Evento finale, il 30 maggio. 
E' stata una esperienza bellissima, impegnativa, a tratti commovente. Costruire comunità in questo modo riesce davvero a coinvolgere tutti. Non serve parlare, basta fare, insieme, guidati da gesti semplici che ognuno sa fare....

Davanti a noi il mare d'Africa, l'altra sponda del mare Mediterraneo, le coste della Tunisia, la Libia, l'Egitto e GAZA dove tra dicembre 25 e gennaio 26 pioggia e vento hanno distrutto anche le tende; il nostro mare che ogni giorno si trasforma in una tomba per le persone che cercano di partire, per tante ragioni diverse, ma non possono prendere un volo normale! Spesso guardo questo mare con tanta tristezza!
Quello che si vede all'orizzonte è l'isola di Pantelleria, si riesce a vederla qualche volta, dista 120 km e poi ci vogliono soltanto ancora 60 km per arrivare in Tunisia. Le persone dall'altra parte del mare fanno più o meno le stesse cose che facciamo qui in Sicilia, coltivano ulivi, patiscono la mancanza d'acqua e il cambiamento climatico, il sempre maggiore inquinamento che rende progressivamente più povero il mare...Noi li sentiamo come vicini e pensiamo spesso a GAZA perchè anche lì......
A gennaio anche qui è attivato "Harry", il ciclone mediterraneo che nasce dal fatto che il mare è sempre più caldo. Venti impetuosi, onde altissime e piogge fortissime hanno colpito la Sicilia, la Calabria e la Sardegna facendo danni molto gravi sui paesini in particolare sulla costa ionica della Sicilia e frane terribili, non soltanto a Niscemi. Anche ora, siamo al marzo, siamo tormentati da un altro ciclone. E' stato difficile organizzare i lavori agricoli, tra una pioggia e un ciclone e l'altro e siamo un po' preoccupati: gli ulivi cela faranno? Nonostante tutto la primavera arriva.
Non riusciamo ad esserne felici perchè al di là del nostro mare si sparano bombe, missili, droni. Americani e Israeliano attaccano Iran e Libano, dal 28 febbraio. Più di 1 milione di persone (su 6 milioni di abitanti) in Libano hanno dovuto abbandonare la loro casa. Dovunque distruzione e disperazione. 

E nel nostro mare tra Malta e l'isola di Lampedusa una gigantesca Metaniera russa è stata attaccata da un Drone e ora è alla deriva nel mare. La Arctic Metagaz è lunga 277 metri e ingovernabile a causa dei danni subiti.

Secondo le Forze armate maltesi, che stanno monitorando i movimenti del relitto, a bordo c’erano 700 tonnellate di metano liquefatto oltre al gasolio utilizzato come carburante. Non è chiaro quanto ne contenesse al momento dell’attacco né quanto ne sia rimasto a bordo. Il Times of Malta ha riferito che venerdì sulla nave sono avvenute esplosioni. 
Il Wwf ha lanciato l’allarme per il «rischio ambientale elevatissimo e potenzialmente irreversibile» provocato sia dal gasolio sia dal metano. Quest’ultimo viene trasportato in forma liquida a basse temperature e, se disperso in mare, libera un’enorme quantità di anidride carbonica che può intossicare la fauna marina per poi evaporare in atmosfera, inquinandola. Sulla fiancata sinistra è visibile un grande squarcio che molto probabilmente ha già determinato la perdita di almeno uno dei quattro serbatoi di metano. Non risultano invece dispersioni di gasolio, che andrebbe a formare una chiazza oleosa in superficie che impedirebbe lo scambio di ossigeno e luce, soffocando l’ecosistema. L’associazione ambientalista ha evidenziato che una potenziale fuoriuscita sarebbe «letale per la fauna marina» e provocherebbe «un inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera» in un’area «di eccezionale valore ecologico» che ospita molte specie protette.
Siamo preoccupati e anche arrabbiati. Di tante attenzioni avrebbe bisogno il nostro pianeta per fermare il cambiamento climatico e i tanti danni fatti da noi umani. Certamente le guerre non servono e devono essere fermate.





  

 e ogni giorno andiamo al Frantoio per realizzare il nostro olio extravergine d'oliva 

Gli alberi sono pieni di olive, nonostante la siccità. E così guardando le singole varietà abbiamo deciso di offrirvi quest'anno due diverse tipologie di olio.
Il tradizionale BLEND - una miscela tra la varietà Biancolilla, Cerasuola, Nocellara del Belice e Giaraffa. E mantiamo invariato il prezzo dell'anno scorso: 85 Euro per la confezione di 5 lt.




E la NOCELLARA DEL BELICE in purezza. La confezione da 5 Lt. (realizzata dal nostro amico artista di Berlino) vi costa 5 Euro in più, 90 Euro,  perchè per noi realizzare una varietà in purezza comporta un lavoro più complesso e più costoso 








E' faticoso si, il lavoro con la terra e con gli alberi è fatica, il cambiamento climatico - causato dagli uomini -  e l'inaffidabilità delle istituzioni  - gestite dagli uomini - costano tante energie ma la cosa peggiore sono quelle persone a cui manca del tutto un senso per il bene comune,  ci puoi proprio neanche parlare, ti dicono che devi farti i fatti tuoi...e così quando incontro questa violenza ottusa e invadente, della plastica buttata in mezzo alla terra, dei fuochi continui, dei cani abbandonati, della strafottenza minacciosa se dici qualcosa e dell'alzata di spalla se lo segnali a chi di dovere.... a volte non cela faccio a raccogliere le energie positive...mi viene da piangere, da urlare...

Si, perchè anche questa è una guerra - loro contro gli altri, i vicini, quelli che chiedono rispetto  -  e dal momento che la guerra contro le persone oggi viene legittimata quelle persone si sentono autorizzate e nessuno gli dice niente....Non è che io non conosca la marginalità, ci ho lavorato per tutta la vita, so che è davvero difficile comprendere e difendere il bene comune in una situazione di  marginalità. Ma proprio per questo le istituzioni pubbliche, le persone tutte devono lavorarci. Certo, in campagna  - e noi viviamo in campagna - è più difficile lavorarci! Ma l'officina clandestina di questo signore nascosta dietro ad alti muri la conoscono tutti. ci portano le macchine e i motorini dei figli...

Insomma, questa mattina mi è venuto da piangere quando ho chiesto al vicino di casa di tenere a casa i suoi cani  - che scorrazzano liberamente nei campi e l'altro giorno mi hanno ammazzato due galline - e lui, dopo avermi detto che devo recintare la mia terra (!), mi ha mandato contro i cani. Mi è venuto da piangere non perchè avevo paura dei cani ma per l'impotenza di fronte a una prepotenza simile, così come mi viene da piangere se penso al ponte di Salvini, all'acqua che viene buttato al mare, alle persone a Gaza e in Cisgiordania, agli Ucraini e a tanti altri che devono subire la prepotenza. l'assenza di diritti, l'arbitrio di pochi e l'indifferenza di tanti. Mi viene da piangere sì, anche per il Leoncavallo di Milano perchè è un luogo dove insieme alla marginalità si lavora sul bene comune, dal 1975!!!!! 
Penso alla fatica che facciamo tutti i giorni per curare la terra, gli alberi, gli ulivi, per dargli acqua e nutrimento quando serve e per produrre un olio buono e sano e che abbia un prezzo equo. E mi viene la rabbia e mi viene da piangere...
Ma poi vedo le olive che crescono e smetto di piangere, mi faccio forza e penso che siamo in tanti. che non sono sola e che tutti insieme possiamo assumerci la responsabilità del cambiamento e lottare contro l'indifferenza. 




Si vedono le piccole olive, l'uva, le arance. Ogni volta mi sembra un miracolo, ogni giorno osservo i progressi, nonostante tutte le avversità, i venti forti, l'umidità, la mancanza di pioggia, la sempre maggiore imprevedibilità del meteo. E così, osservando. zappando, potando, dalla raccolta delle olive sono già passati 6 mesi. In questi ultimi giorni di maggio il sole splende, l'area al mattino è fresca, i colori sono accecanti. Come sarebbe bello se la calura non arrivasse. 
Il tempo è passato velocemente perchè abbiamo fatto tante cose, abbiamo lavorato, con le piante e per la casa, abbiamo avuto ospiti. Nella nostra piccola cittadina si muovono un po' di cose e così abbiamo partecipato alla costituzione di una Comunità dell'Olio promossa dal Comune di Menfi che è diventato socio dell'Associazione Nazionale città dell'Olio . Siamo diversi tra produttori e i frantoiani. E' nata una Comunità dell'Olio, per ora sulla carta. L'idea, la speranza nostra è che tutti insieme presteremo un po' più di attenzione alla terra, agli alberi, che insomma comprendiamo il valore dell'olivicoltura. A maggio il Comune ha organizzato una giornata di studio, interessante. Purtroppo non c'erano molti produttori. Credo che sarebbe meglio cercare di incontrarli nelle loro aziende, tra gli ulivi anche per capire cosa pensano. Di solito ci si vede durante la raccolta, nei frantoi, quando ormai le olive ci sono. Sarebbe meglio poter insieme ragionare su come migliore il lavoro durante l'anno. Vediamo, magari piano piano ci si riesce.
E infatti, i problemi sono tanti, innanzitutto l'acqua. Giustamente i professori universitari ci spiegavano che l'irrigazione deve avvenire quando le piante ne hanno bisogno e nella quantità di cui necessitano e non quando il Consorzio decide quanto e quando concedere l'acqua. E' una fatica terribile, ogni anno passiamo ore negli uffici del Consorzio soltanto per capire se ci viene concessa l'acqua e se quando e quanto. Se poi siamo riusciti a strapparne un po' non è detto che davvero viene erogato, magari giusto quel giorno si è rotto un tubo.  Quest'anno si annuncia in modo particolarmente critico: non è piovuto abbastanza qui da noi e gli invasi non sono pieni...La realtà è che l'acqua va al mare...

...Il 6 maggio 2025, presso il comune di Sciacca, si è svolta una riunione di agricoltori, associazioni di categorie, di Sciacca e Menfi, ed alcuni (pochi) politici locali che hanno deciso di metterci la faccia come il sindaco di Menfi Vito Clemente, l’assessore all’agricoltura di Menfi Francesco Gagliano, l’assessore all’agricoltura di Sciacca Francesco Dimino, la consigliera comunale di Sciacca Daniela Campione, che sono schierati e lottano al fianco degli agricoltori facendo precise richieste e suggerendo opportune soluzioni al governo Regionale siciliano.La riunione si è svolta in un clima irrequieto, con interventi degli agricoltori molto accesi e reazioni altrettanto concitate.Gli agricoltori che non solo non hanno visto migliorie rispetto alla situazione drammatica dell’estate 2024 ma addirittura hanno constatato che nessun intervento è stato attuato dalla regione rispetto a ciò che era stato promesso: una situazione che per l’estate 2025 si prospetta tragica per l’agricoltura di questo territorio siciliano. I responsabili delle associazioni e della politica locale hanno cercato a più riprese di stemperare i toni, ma il nervosismo e la tensione hanno più volte rotto gli argini.Le associazioni di categoria e gli amministratori locali reitereranno le richieste di intervento alla Regione volte a migliorare la raccolta delle acque nel lago Arancio.L’inerzia del governo Schifani sembra al momento soffocare l’agricoltura siciliana più di quanto faccia il caldo torrido e l’insufficienza di piogge....

 Come si fa così a programmare qualsiasi cosa? E' davvero difficile! Numerosi produttori hanno cominciato a scavare pozzi, un costo notevole senza la certezza di trovare l'acqua e per quanto! Eppure la Sicilia è ricchissima di acqua ....

L'altro giorno di ritorno da Sciacca siamo andati a vedere Oleastro d'Inveges, tra Sciacca e Menfi in una campagna molto bella. Davvero imponente, grandioso! Se venite ve lo facciamo vedere.
E poi vi devo raccontare di NOSTOS  - parole del mito nei borghi del mito. Una bellissima iniziativa della Fondazione Le Via dei Tesori  insieme ai Comuni sicani di Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta e Sant'Angelo Muxaro. Sono i monti e i luoghi in cui il re Kocalo incontrò Dedalo e e poi Minosse, storie bellissime. Il paesaggio sembra quello di allora, dovunque si vedono grotte nelle rocce. Qui si produce il pistacchio e ovviamente olio e altro. Ma i paesi soffrono l'abbandono e attraverso iniziative culturali i sindaci e le associazioni cercano di attirare giovani e viaggiatori. NOSTOS è un racconto itinerante di animazione fatto di musica, teatro, narrazioni. Abbiamo passato dei pomeriggi molto ricchi e interessanti...
Le vie dei tesori è davvero una iniziativa intelligentissima che attiva, coinvolge e valorizza i piccoli borghi, le comunità che vogliono partecipare e porta innanzitutto i siciliani, a conoscere la ricchezza di questa straordinaria isola. Noi li seguiamo da un po' di anni e abbiamo imparato moltissimo sui tesori nascosti della Sicilia, qui vicino a noi. 
Per chiudere vi faccio vedere a che punto è il lavoro delle piante. Ci aspettiamo un estate calda con poca acqua e tante preoccupazioni ma siamo contenti di contribuire alla vita di questa isola. 
A presto!





 


Abbiamo iniziato la raccolta sabato 5 ottobre, Le olive erano belle e ci sembrava il momento giusto per avviare un grande lavoro anche perchè erano arrivati Edith e Alberto - mia sorella e il marito - da Colonia, per aiutarci, come ogni anno. 

Il nostro collaboratore stabile Fraje - tunisino che da da 30 anni vive in Italia con la famiglia - con cui avevamo curato tutto l'anno gli ulivi e che con noi ha un contratto di lavoro fisso, era andato nel mese di agosto a casa in Tunisia in vacanza, con tutta la famiglia. Poco prima di partire aveva portato il permesso di soggiorno permanente in Questura per la "revisione". Loro hanno trattenuto il documento consegnandogli una ricevuta e affermando che con la stessa poteva andare e tornare. Ma quando a settembre voleva imbarcarsi gli è stato proibito l'espatrio (per accordi con l'Italia). Moglie e figli hanno dovuto tornare da soli. Potete immaginarvi la sua rabbia e incredulità e anche la nostra. Impotenti di fronte a questi arbitri ci siamo dovuti rassegnare - la raccolta andava fatta da soli, con l'aiuto dei volontari. Grandi, grandissimi, insieme anche nella comune solidarietà con Fraje!
Sin dall'anno scorso avevamo deciso di affidare le nostre preziose olive nuovamente al FrantOlio Casale Abate della famiglia Oreto i cui membri tutti - Paola, Paolo, Pietro e Gianluca e rispettivi figli e coniugi - ci avevano conquistati per simpatia, passione e professionalità, il tutto arricchito dal lavoro davvero affidabilissimo di Norino Romano e della sua consorte Lorena. Qui potete leggere di più su questo frantoio a 2 fasi https://olivonews.it/frantolio-casale-abate-lalta-qualita-dellolio-nel-rispetto-dellambiente/ Il mestiere del frantoiano non è facile, anzi direi che è molto complesso e faticoso. Il frantoio è una fabbrica, macchinari sono complessi e sensibili.
Ma, ajmeno qui in Sicilia,  il frantoio è una fabbrica aperta e continuamente attraversata non soltanto dalle olive e dagli addetti ai lavori ma da tantissime persone diverse che portano le olive e aspettano - dentro il frantoio - che esce l'olio dalle loro olive. Il frantoio è una piazza pubblica che si affolla in pochissimo tempo dopo le ore 15 e che resta aperta e attraversata spesso fino ad oltre la mezzanotte perchè le olive dovrebbero essere mollite entro le 24 ore e ogni giorni si raccoglie. Ogni giorno in questo liuogo aperto avvengono delicati processi di trasformazione, di incontri, di scambi, di pretese, attese....ci sono persone pazienti e impazienti, cortesi e maleducati e il frantoiano deve gestire tutto questo. Duro, molto duro! E non finisce qui...i macchinari devo essere puliti continuamente, la sansa deve essere portata via - a pagamento -, i contadini devono essere pagati per l'olio che lasciano e l'olio deve essere venduto. Per almeno 2 mesi si lavora sulle 24 ore, le persone visibili e quelli invisibili....GRAZIE per il vostro lavoro, famiglia Oreto, Norino e tutti gli altri! E torniamo a noi....
Svegia alle 6.00, colazione e preparazione di cibo e acqua da portare nell'oliveto, partenza con trattore e furgone, alle 7.00/7.30 si stendono le tende (un lavoro terribile!!!) e si inizia a raccogliere, a mezzogiorno il pranzo e un caffè e si prosegue fino alle 15.00/15.30. Si raccoglie tutto e si parte per il frantoio dove nel frattempo si ritrovano tutti, caos, ci sono le squadre che hanno riempito anche 6/7 bins da 400 kg e ci sono persone come noi che riescono a riempire soltanto una...pazienza...le nostre olive però sono bellissime!!!! Il frantoiano deve regolare il traffico, tutti chiedono "quando tocca a me". Nel mese centrale - tra metà ottobre e metà novembre - le attese possono essere molto linghe, si torna a casa, ci si lava e si torna al frantoio, nel frattempo bisogna fare da mangiare...insomma, dal 5 di ottobre al 6 di novembre abbiamo fatto questa vita, raccogliendo - con l'aiuto di Edith, Alberto, Stefan e Manfred - piano, piano l'olio nel "nostro" silos numero 9. Siamo riusciti a mollire tutti i giorni anche se portavamo soltanto 400 kg. GRAZIE! Ebbene pensate che ora il nostro lavoro è finito? No, perchè l'olio va confezionato! 
E a questo punto 2 parole sulla nostra confezione un po' particolare. Si tratta di un acquarello appositamente realizzato per noi e per l'olio Ciaccio da Manfred Kirschner alias Lydia Karstadt , un artista che a Berlino gestisce anche una galleria, la Galerie Crystal Ball . Manfred non è soltanto un artista molto interessante ma anche una persona bellissima. Ci aiuta da qualche anno e il nostro olio che ogni anno viaggia - tra altro - a Berlino, arriva nella sua galleria. E questo per noi è un piacere particolare. Siamo convinti che l'arte dovrebbe entrare molto di più nel processo produttivo dell'olio perchè capace di leggere tutti i processi in modo particolare e di valorizzarli. Infatti, nel racconto della famiglio Oreto è mancata Marinella Minea, la simpaticissima consorte di Paolo e la mamma di Paola, Pietro e Gianluca con cui ho discusso molto di questo tema e mi piacerebbe continuare a lavorarci! Ma torniamo al lavoro : il confezionamento.
Da qualche anno abbiamo deciso di utilizzare i "bag in box" e ci siamo comprati la riempitrice. La sacca mantiene più a lungo tutte le caratteristiche dell'olio fresco perchè si evita il contatto con l'area e con la luce. Inoltre il pratico rubinetto permette di utilizzare direttamente dalla confezione la quantità di olio che ci occorre. Questo tipo di confezione facilita inoltre il trasporto. La riempitrice pesca l'olio direttamente da silos e al raggiungimento dei 5 litri si ferma e con una facile leva si chiude il tappo. Certo, farne più di 500 richiede un po' di tempo e di pazienza, qualche giorno di lavoro ma poi sono pronti per le spedizioni...
Ogni spedizione va accuratamente impacchettato per rispettare le regole dello spedizioniere o corriere, per tenere conto delle condizioni del luogo di arrivo, insomma, per evitare più possibile danni alle confezioni. Anche questo è un lavoro lungo che viene curato in ogni dettaglio da Saverio. E poi partono per tanti luoghi dove da molti anni ci sono piccoli o grandi gruppi di acquisto, tante persone singole che grazie al coordinamento di persone volenterose possono fare ordini collettivi e cosi risparmiare i costi di trasporto e il CO2. L'olio Ciaccio arriva cosi a Trieste, nel Cadore e in Valle d'Aosta, a Torino, Reggio Emilia, Roma e Caserta, a Berlino, a Colonia, a Bonn, a Bochum, in Belgio, a Monaco di Baviera e in un piccolo negozio di un paesino della Svezia del Sud Ekospeceriet 
Olio Extravergine d'Oliva appena mollito dal cuore della Sicilia
Per le spedizioni usiamo diversi corrieri e trasportatori. A Colonia l'Olio Ciaccio viaggia insieme agli agrumi dei nostri amici di Ribera, i Contadini per passione  . E' una grande festa e un grande lavoro di distribuzione! GRAZIE! Per tutti le spedizioni più piccole usiamo invece Poste Italy Menfi, una piccola giovane impresa con un servizio davvero ottimo e le persone sono molto molto simpatiche. Ma quello che è ancora più importante, i pacchi sono fatti proprio bene e le cose arrivano sane e salve! GRAZIE anche a voi! Si, il trasporto è un argomento molto importanti per chi vive e lavora su una isola e deve far arrivare prodotti freschi sul "continente" come si dice qui! E su questo tema mi permetto un ulteriore commento : NON CI SERVE UN PONTE CHE ATTRAVERSA LO STRETTO TRA CALABRIA E SICILIA. CI SONO LE NAVI CHE GARANTISCONO GIA' UN OTTIMO SERVIZIO! NE SERVIREBBERO DI PIU PER COLLEGARE LA SICILIA CHE STA IN MEZZO AL MEDITERRANEO CON TANTI ALTRI LUOGHI CHE SPESSO CI SONO PIU' VICINI DI ROMA; BERGAMO O BERLINO! CI SERVIREBBERO STRADE MIGLIORI PER COLLEGARE L'OVEST e L'EST DELLA NOSTRA SICILIA  E CI SERVONO TANTE ALTRE COSE...MA IL PONTE PROPRIO NO!!! 
Bene, l'ultimo pacco è arrivato ed è anche piovuto! L'arba sotto gli ulivi è verdissima. Abbiamo avviato le concimazioni affinchè anche nel 2025 i nostri 600 alberi possano fiorire e fare i frutti, affinchè noi possiamo fare l'olio anche nel 2025. Buone feste e grazie a tutti voi!



Powered by Blogger.