Cuose. Cause.

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Prima della partenza per la Sicilia, in valigia ho infilato solo tre libri, tanto sapevo ne avrei fatto il pieno durante il viaggio.
Le ultime righe che ho letto prima di immergermi nel paesaggio emozionale di Menfi appartengono ad uno di questi e nella fattispecie all'ultimo libro di Michela Murgia, L'inferno è una buona memoria.
La frase dice più o meno così:"la religione degli uomini preti confligge con quella delle donne sacerdotesse, è il modo stesso in cui si immagina la divinità a disegnare mondi diversi per uomini e donne e sono mondi in apparenza inconciliabili".
Sacerdotesse, donne coi poteri ma nessun potere. Così mi sono portata in viaggio nel fondo di me Morgana, Viviana, Igraine e Morgause e sono piombata nel fondo della contrada Agareni a Menfi.

 Ora qui le sacerdotesse hanno altri nomi, ma ci sono e ci sono sempre state.
Morgana per esempio viveva in un Castello di cristallo in fondo al mare tra l’Etna e lo  Stretto di Messina. Di tanto in tanto, però lasciava la sua trasparente dimora e saliva in alto, verso il cielo e da qui, lanciava in mare una manciata di sassi che a contatto con la superficie dell’acqua la trasformavano in cristallo.
Ed io, io Sonia, che magie so fare quando voglio?
Io possiedo la magia del trovare. Trovare cose, cuose. Sassi per lo più, ma non solo.
La cosa che trovo la serro nella mano, la lucido facendola rotolare nel palmo, la conservo in grembo, nelle tasche e poi la mostro, riscaldata, a chi immagino la saprà apprezzare.
L'ho fatto anche in questi giorni con Saverio, raccolto e mostrato vari sassi.

Una cuosa, un sasso, un pezzo di mondo che mi porto in tasca!
C'ho i poteri anche io!
Poi le tasche le svuoto in piatti, scatole, cestini...riempio la casa di cianfrusaglie.
Cianfrusaglie bellissime che sono le cose che io sono.
La mia attrazione per le cose ha avuto in questi giorni una soddisfazione pienissima martedì pomeriggio a Burgio quando Renate e Saverio mi hanno fatto conoscere Vito.
Vito Masi artista...cercatore di cose e di cause.
All'arrivo mi è parso di entrare semplicemente in una casa, ma la casa dopo 5 minuti mi aveva già divorato l'anima.
Vito vive fra una moltitudine di cose, va dentro le cose per apprendere le proprietà della materia di cui sono fatte.
Vito conosce.
Per conoscere dalle cose occorre esperire facendo; Vito fa.
Vito pasticcia la materia, manipola le cuose e ri-scopre le cause dell'Universo ogni volta.
Ogni cosa racconta.
La storia di Vito è archeologicamente stratificata all'interno del suo laboratorio, metterci piede mi è sembrato fin troppo intimo, ma ho avuto il privilegio di farlo e mi sembra di conoscerlo da sempre. Saverio e Vito sono davvero compagni da una vita e si vede.

La miriade di materiali presenti è un invito irresistibile a fare! Vorrei plasmare, modellare, incidere pietra, marmo, granito, pietre preziose, metalli, legno, carta, cuoio, cemento, gesso, plastilina e verniciarvi addosso tutto questo (espressione anche questa donatami stamattina)! Poi mi ricordo che da sola non so neanche tagliare una mela e che 50 km di strada di campagna in macchina di notte mi fanno vomitare anche gli occhi! Ecco, io come maga, dovrei rafforzarmi e raffinarmi. Lo farò! Vito, tornerò, magari con una delle mie figlie, un'altra sacerdotessa, Olivia che oltre al cervello fino ha anche le mani d'oro! Visto che, per tornare all'incipit di questo racconto, per essere femministe bisogna essere almeno in due!
















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